Alessia De Filippo

“Due angeli custodi mi hanno aiutato ad accettare la mia nuova vita, ma soprattutto Me, portandomi alla laurea: il mio grande sogno.”

Nasco in una famiglia semplice.

Crescendo, le battaglie sono sempre più difficili: la patologia di papà; all’età di diciotto anni, mia mamma è volata in cielo con un cancro fulminante. Dopo tre anni arriva la Sclerosi Multipla. È entrata e ha devastato tutto. Mi ha fatto perdere la vista, la sensibilità degli arti. Mi ha catapultato sulla sedia a rotelle.

È stato difficilissimo all’inizio abituarmi a dover chiedere aiuto.
La difficoltà maggiore? Al rientro all’università. Chi prima ti conosceva come la ragazza agile, all’in piedi, ora ti vede seduta. Ti guarda con occhi diversi, dolorosi.
Ho capito che le persone sono diverse, non per i “problemi fisici”, ma perché ognuno di noi è speciale in qualcosa. All’Università andavo per intere giornate perché mi piaceva la compagnia del “Laboratorio H”, l’area dell’Università di Salerno a cui fanno riferimento i ragazzi con disabilità. Il personale del laboratorio ti aiuta negli spostamenti, nello studio e nella socializzazione. Ti senti parte di una famiglia.

Capii subito però che quello era un posto sicuro, dove eri tu la protagonista della tua vita. In quel periodo la SM, mi colpì violentemente la memoria, non ricordavo neanche il mio nome, perciò mi assegnarono due tutor, due angeli custodi. Mi hanno aiutato ad accettare la mia nuova vita, ma soprattutto Me; portandomi alla laurea: il mio grande sogno.